Diana Chambers, la nostra Family Mentor oggi sul Sole 24 Ore

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Circa un mese fa Diana Chambers, la Family Wealth Mentor è stata ospite ad un evento dedicato esclusivamente ai nostri clienti. In quell’occasione il Sole 24 Ore la ha intervistata. L’articolo è uscito oggi e vi riportiamo domande e risposte.

 Quali sono le ragioni che spingono i clienti a contattarla?

I clienti mi contattano tipicamente per uno dei due motivi. O sono nuovi arrivati nel mondo delle wealth families a causa di un evento di ereditario di liquidità e quindi per loro è un territorio sconosciuto e vogliono aiuto da qualcuno che ha guidato altre famiglie in queste esperienze. Oppure la loro ricchezza è divenuta una sfida in qualche modo; sono preoccupati che la ricchezza abbia un impatto negativo sui loro figli che potrebbero mancare di motivazione una volta che la dimensione della loro eredità è a loro nota o questa ricchezza potrebbe essere la causa di incomprensioni e fratture nelle loro relazioni In entrambi i casi, un cliente è preoccupato e si vuole assicurare che la sua famiglia cresca  prosperi .

Cosa è e cosa fa un Family Wealth Mentor e cosa fa?

Come Family Wealth Mentor aiuto i miei clienti a comprendere come la loro ricchezza impatta su loro stessi e sulle loro relazioni  l’impatto della loro ricchezza su se stessi e sulle loro relazioni, per parlare in maniera costruttiva della ricchezza,  risolvere i conflitti senza ricorrere a mezzi legali e negoziare in modo efficace su di questa . Con questa comprensione e capacità, i miei clienti si sentono sicuri di fare scelte consapevoli mentre dirigono gestiscono la loro ricchezza.

Ci può dare un’idea delle sue attività?

 Lavoro con famiglie multigenerazionali per garantire che i bisogni più grandi della famiglia riguardo alla loro ricchezza siano identificati  e affrontati. Incoraggio i diversi membri a comunicare efficacemente l’uno con l’altro, spesso agevolando le riunioni familiari. Queste riunioni comprendono hanno spesso contenuti educativi e formativi  per identificare le abilità  dei singoli membri della famiglia  ed inserirle all’interno delle skills di cui una famiglia può aver bisogno per gestire la propria ricchezza. Tutto ciò aiuta i membri della famiglia a conoscersi a livelli più profondamente. Faccio poi il mentore all’interno di incontri di nuclei familiari appartenenti alla stessa famiglia. A volte lavoro con un solo membro di una famiglia, o un’unità all’interno di una famiglia, per aiutarli a comprendere quale sia il loro posto all’interno della famiglia, mentre li alleno a parlare in modo efficace con gli altri membri della famiglia su argomenti di interesse di tutti , ad esempio, le proprietà familiari condivise e il piano di gestione e di utilizzo da parte dei membri della famiglia degli immobili.

Come è cambiato nel corso degli anni l’approccio delle famiglie al tema dei conflitti?

 Il conflitto è un risultato quasi inevitabile quando le buone intenzioni vengono fraintese e interpretate male, oppure quando un membro non si comporta equamente con gli altri della famiglia. Idealmente aiuto i membri della famiglia ad  essere proattivi nell’affrontare semplici incomprensioni prima che si  sviluppino problemi più grandi. Ma tutto  ciò richiede un livello di auto-consapevolezza e di volontà di agire da parte dei membri della famiglia e la capacità di comunicare efficacemente. Vedo una tendenza che si sta sviluppando: lavorare con un facilitatore o un mediatore neutrale per assicurarsi che tutte le voci siano ascoltate e rispettate e mantenere il la mente salda in questi processi.

Qual è la prima  più importante mossa per creare una strategia legata alla filantropia?

Il primo passo è quello di identificare chiaramente cosa il cliente desidera raggiungere con le proprie attività filantropiche, il che può significare l’avvio di  un dialogo familiare che tenga conto delle opinioni di tutti i membri della famiglia che avranno  voce in capitolo nelle attività filantropiche. Una volta che una visione generale delle questioni da affrontare viene articolata, è saggio completare un’analisi delle problematiche: la loro portata e la loro scala, i punti su cui fare leva, se vi sono degli altri finanziatori  e quali sono  i vuoti di un progetto filantropico.

Maggiore sarà la comprensione del progetto da parte del donatore, i suoi obiettivi specifici e sul come raggiungere questi obiettivi, è più facile sarà  garantire che tutti i donazioni future siano mirate ad ottenere  il massimo impatto,  più sarà soddisfacente l’esperienza filantropica.