Il futuro del Wealth Management

casey-horner-741481-unsplash

L’industria del Wealth Management è impegnata in una trasformazione senza precedenti, che viaggia a velocità doppia rispetto a quella degli altri segmenti. Per i numerosi addetti ai lavori impegnati nell’indirizzare e portare a termine questo cambiamento, è fondamentale riuscire a prendere decisioni consapevoli, analizzando le cause che lo hanno favorito e rispettando le direttrici chiave del processo di trasformazione.

Nel World Wealth Report  di Cap Gemini vengono analizzate le condizioni che stanno guidando il cambiamento dell’industria del Wealth Management e rappresentate le tendenze e le dinamiche registrate sulla popolazione HNWI (High Net-Worth Individuals) su tematiche di asset allocation, livello di soddisfazione, connessioni personali con i wealth manager, preferenza in temi di investimento (incluse le valute digitali o cryptocurrencies) attraverso un’analisi globale basata sulle risposte di più di 2.600 HNWI provenienti da tutto il mondo.

Le cause del cambiamento

Nel Wealth Management le esigenze dei clienti sono sempre più complesse e richiedono approcci personalizzati e olistici. Si tratta di approcci che comprendono servizi e prodotti sempre più vasti che a volte possono “unire” i servizi e prodotti “fabbricandone” di nuovi. In questa industry sono le competenze e la specializzazione a far preferire un operatore  rispetto ad un altro e non di certo il prezzo.

Dal report emergono alcune evidenze che ci aiutano a capire meglio il cambiamento nel nostro settore.

  • nell’ultimo anno la ricchezza nelle mani degli HNWI è cresciuta del 10,6%,
  • l’asset allocation è rimasta pressoché invariata, sebbene debbano essere considerati due fattori molto importanti: il Real Estate adesso rappresenta la terza asset class per incidenza nei portafogli e le criptovalute iniziano ad essere considerate dai clienti (i dati sono riferiti al 2017 e non tengono del recente calo del Bitcoin).
  • gli HNWI tendono ad essere multibancarizzati per sfruttare le specializzazioni dei diversi istituti e per avere più potere contrattuale, ma inizia ad emergere un trend di consolidamento degli asset nelle principali società di Wealth Management
  • la continua crescita dei rendimenti, per il secondo anno consecutivo oltre il 20%, non va di pari passo con l’aumento della soddisfazione, limitata ancora da diversi fattori, tra cui la scarsa personalizzazione ed ampiezza dei servizi ricevuti, che fa ridurre anche la percezione di equità nel pricing
  • solo il 55,5% degli HNWI ritiene di essere ben connesso con il proprio wealth manager; tra i fattori che penalizzano la connettività ci sono le modalità di assegnazione dei wealth manager ai clienti e l’elevato tasso di attività amministrativa svolta in rete. Si tratta di unapercentuale molto migliorabile: il grado di connessione con  clienti che affidano asset consistenti ai wealth managers può essere più alto.

Le Big Tech e il Wealth Management

In mercati come pagamenti, prestiti e assicurazioni le BigTech come Amazon, Google, Apple, Facebook, Microsoft e Alibaba, stanno già competendo con le grandi banche. Nell’industria del Wealth Management questo ingresso è stato annunciato e ritardato più volte, a causa delle maggiori barriere all’ingresso, rappresentate principalmente dalla necessità di ingenti investimenti iniziali e dalla regolamentazione (anche in tema di protezione dei dati). Per questo, nel World Wealth Report 2018 le forze che guidano la trasformazione sono:

  1. Competenza. Nel delineare il Wealth Management del futuro è fondamentale sviluppare competenze distintive. La possibilità, quindi, di generare valore rispetto al resto del mercato è cruciale in un segmento in cui il prezzo non è una variabile chiave nella scelta di un Wealth Manager. Il World Wealth Report 2018 spiega chiaramente come sia in atto la tendenza degli HNWI a differenziare i propri asset tra più Wealth Manager, a seconda delle specializzazioni dell’uno e dell’altro.
  2. Pianificazione. Deve essere rigorosamente a misura di cliente. Oltre alle classiche esigenze finanziarie (rendimento, rischio, orizzonte temporale, hedging), si introducono ad esempio variabili in tema di preferenze ambientali, sociali e di buona governance  (ESG – environmental, social and governance) ed esigenze, pianificate o meno, che agiscono lungo la timeline di detenzione degli investimenti (acquisto immobile, figli, pensione, attività imprenditoriali da avviare o cedere …)
  3. Tecnologia. L’utilizzo dei dati complessivamente a disposizione e la loro successiva elaborazione con tecniche di analisi predittiva, permette di gestire il patrimonio e le esigenze dei clienti come nessun consulente finanziario da solo può riuscire a fare.
  4. Approccio olistico.Si tratta di un approccio in cui gli ambiti e i prodotti tenuti in considerazione non si limitano esclusivamente al mondo degli investimenti ma anzi vi vengono associati Real Estate, Private Equity, Art Advisory, finanziamenti, tassazione, filantropia, pianificazione successoria e investimenti alternativi.

Autore: Albacore

Società di consulenza svizzera che offre esperienza e professionalità per la gestione di patrimoni strutturati di famiglie imprenditoriali e HNWI