Aumenta la ricchezza delle famiglie, l’Italia al nono posto al mondo per numero di HNWI.

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La ricchezza totale nel mondo secondo il Credit Suisse ha raggiunto i 280 trilioni di dollari ed è maggiore del 27% rispetto a di 10 anni fa.

Negli ultimi 12 mesi, la ricchezza totale a livello globale è cresciuta del 6,4%. È il ritmo più veloce di creazione di ricchezza a partire dal 2012 e uno dei migliori risultati dal momento dello scoppio della crisi finanziaria. La ricchezza media globale per adulto ha raggiunto nuovo massimo storico:56,540 dollari.

Il paese leader nella crescita della ricchezza sono gli Stati Uniti che hanno aggiunto 8,5 trilioni di dollari allo stock di ricchezza globale. In altre parole, gli Stati Uniti hanno generato oltre la metà della ricchezza totale pari a 16,7 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi. Anche perché, finora, anche grazie alla Presidenza Trump l’economia statunitense è cresciuta e l’occupazione è cresciuta anche se la FED ha sicuramente ha avuto il suo ruolo. Certo se guardiamo al futuro, tuttavia, valutazioni e prezzi immobiliari elevati potrebbero frenare il ritmo di crescita negli anni futuri. In Europa la ricchezza è aumentata del 6,4 per cento grazie anche alla stabilità diffusa in tutto il continente:Germania, Francia, Italia e Spagna sono diventati i primi dieci paesi con i maggiori guadagni in termini assoluti. Schermata 2017-11-17 alle 12.31.59

Ma  il più grande guadagno di ricchezza delle famiglie a livello mondiale è stato registrato in Polonia il + 18% polacco è stato determinato principalmente dal boom della Borsa.   La Svizzera continua a guidare la classifica in termini di ricchezza media e mediana per adulto nel 2017, quest’ultima favorendo paesi con livelli più elevati di uguaglianza di ricchezza. Dall’inizio del secolo, la ricchezza per adulto in Svizzera è aumentata del 130 percento fino a 537.600 USD.

La maggior parte della ricchezza è ancora detenuta da economie ad alto reddito in Nord America, Europa e Asia Pacifico (esclusi Cina e India) ma nuovi creatori di ricchezza stanno diventando più visibili. La Cina, dopo aver subito perdite del 20% durante la crisi, ha superato rapidamente il suo livello di crescita  prima della crisi. Quest’anno il suo ritmo di creazione di ricchezza  è in linea con quello dell’Europa e il suo contributo allo stock di ricchezza globale è stato di 1.700 miliardi di dollari:  il secondo più alto guadagno dopo gli Stati Uniti.

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Nei 12 mesi precedenti alla metà del 2017, gli aumenti significativi della ricchezza sono stati evidenti in tutto il mondo. Gli aumenti sono guidati non solo dai rally azionari ma anche da sostanziali aumenti della ricchezza non finanziaria.  Tutto ciò porterebbe a pensare  che stiamo tornando al modello di crescita pre-crisi.

Il P/E traina i rendimenti dei Family Office

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E’ il Private Equity a sostenere i rendimenti dei Family Office. E’ questo uno dei dati rilevanti del report che UBS ha realizzato con Campden Research intervistando 262 Family Office dal quale emerge che il rendimento aggregato del settore dei FO balza al 7% nel 2016 dopo lo 0,3% del 2015. La ripresa dei rendimenti è  trainata dagli investimenti in P/E che hanno controbilanciato il rendimento modesto degli Hedge e del Real Estate.Le azioni pesano nei portafogli dei FO per il 27% del valore dei portafogli mentre il P/E pesa per il 20%  ma oltre il 60% degli intervistati prevede di aumentare il peso delle azioni nei propri portafogli  mentre il 40% e il 49,3% vuole aumentare, rispettivamente,nei propri portafogli il peso di P/E e coinvestimenti.I Family Office nordamericani sono quelli che più hanno investito in strategie orientate alla crescita  tant’è che nel 2016 il loro rendimento cumulato ha toccato il 7,7% superando quello medio del settore oggetto della ricerca. Sono in ogni caso i network relazionali e sempre meno le strutture di ricerca che fanno procurare buoni affari ai P/E infatti per stessa ammissione del campione intervistato “la gran parte di noi non ha strutture di ricerca interne”.  Altro tema importante per i Family Office è la trasmissione dell’eredità alle generazioni future. Quasi la metà di loro non ha un piano di successione ma occorre far notare che, nel corso degli anni, i FO si sono conquistati un ruolo nell’armonizzare gli asset familiari, nel favorire l’accordo fra i membri della famiglia imprenditoriale e, spesso, si fanno aiutare da professionisti del Family Mentoring  come Diana Chambers   che è stata intervistata in Questo articolo di Private Diana-Chambers-Private_Pagina_1Diana-Chambers-Private_Pagina_2

Per quanto riguarda le tendenze future di investimento è molto importante il tema della sostenibilità e del cosiddetto Impact Investing. Il 62,5% del campione intervistato  investe in questo settore con investimenti privati e il 56,3% tramite Private Equity.

Puntare sulle Banche europee

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Roberto Tronci, Chief Investment Officer di Albacore ha risposto ad alcune domande de La Stampa .Qui il testo dell’intervista che, prevalentemente si basa sulle conseguenze del voto Francese.

D)    Dove vedete le opportunità dopo il voto in Francia?

R) L’elezione di Macron è un fattore positivo per l’Europa e per i mercati. Continuiamo a vedere opportunità per un’esposizione sul settore bancario europeo (malgrado abbia corso tanto) con maggiore esposizione a banche commerciali italiane.

Maggior cautela sulle banche popolari vista la copertura sull’esposizione ai Non Performing Loan, ancora parzialmente carente. Crediamo che molto gradualmente la BCE diminuirà il QE e questo favorirà l’irripidimento della curva dei rendimenti europea, a tutto vantaggio dell’attività bancaria tradizionale.

D)    Qual’è adesso l’area geografica più promettente?

R) Già da inizio anno eravamo positivi sul mercato azionario europeo, visti i dati economici europei in miglioramento e le differenti valutazioni tra Usa ed Europa, e lo consideriamo più interessante di quello americano, anche tenuto conto l’ottimismo post elezione di Trump. Allo stato attuale, malgrado la performance relativa ed assoluta europea sia migliore di quella americana, continuiamo a preferire l’Europa e l’elezione di Macron contribuisce significativamente alla nostra allocazione. Una minor rigidità dei tedeschi sulle politiche di bilancio europee dovrebbe ancora favorire i paesi periferici europei (Italia in primis) a condizione che ci sia attenzione da parte di questi ultimi alle riforme strutturali e che si evitino derive politiche populiste.

D)    Avete posizioni sull’Italia e quali?

R) Non le abbiamo direttamente, ma tramite alcuni fondi in cui investiamo. Sicuramente Cerved, Credem, Interpump, Inwit, Unicredit, Ferrari e altre ancora.

D)   Qual’ il settore italiano in cui credete maggiormente?

R) Le small mid cap italiane sono ancora di interesse visto tutta l’attenzione che i PIR (Piani Individuali di Risparmio) stanno riscuotendo.

Il successo dei PIR sta comportando un sensibile apprezzamento di queste azioni e quindi il momento attuale non è proprio dei migliori, ma in termini di medio periodo crediamo ci sia ancora spazio operando con cautela e selettività.

D)   Quali sono le società più interessanti?

R) Oltre a quelle segnalate prima e traendo spunto anche da alcuni fondi in cui investiamo aggiungiamo Ima, Iren, BFF Farma Factoring, ma anche Moncler e Mediobanca.

Tra queste una delle migliori opportunità potrebbe essere rappresentata da Inwit vista la valutazione a sconto in confronto alle società americane del settore. Si tratta di una utility in crescita grazie alla necessità da parte delle compagnie telefoniche di continua espansione della copertura dati. Inwit ci pare essere la candidata naturale all’acquisizione delle torri Wind che saranno vendute nei prossimi 12-18 mesi, il che comporterà significative sinergie ed un sensibile aumento di valore di Inwit stessa.

Sfruttare in pieno le innovazioni del Fintech

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I Wealth Manager  sono troppo autoreferenziali per sfruttare in pieno le innovazioni del  Fintech. E’ questa l’ affermazione forte contenuta  nell’ultima ricerca di PWC Redrawing the lines: FinTech’s growing influence on Financial Services , i wealth manager sono comunque consapevoli delle mutazioni del settore infatti il 41% del campione intervistato è convinto che i clienti dei WM conducano affari con le aziende Fintech mentre il 60% del campione nota come le attività di Wealth Management possano migrare verso aziende di consulenza in WM “modellate” secondo i canoni delle società Fintech.
Nonostante queste condizioni secondo il campione intervistato i Wealth Manager seguono un approccio tradizionale nella gestione dei clienti e si focalizzano esclusivamente nelle innovazioni di medio periodo senza guardare a quelle di lungo periodo.
In definitiva secondo la ricerca il Fintech può per il Wealth Management
  • Aumentare le soluzioni digitali che le aziende possono utilizzare per migliorare le operations
  • innovare negli strumenti di ricerca e nelle capacità di analisi per consentire un migliore approccio alle decisioni d’investimento
  • Passaggio da relazioni umane col cliente abilitate dalla tecnologia ad esperienze digitali supportate dai consulenti.
Secondo gli intervistati i Wealth Manager investono solo in tecnologia che migliora l’efficienza operativa e le capacità di analisi per migliorare il processo decisionale, in definitiva secondo il campione i  Wealth Manager non prendono sufficientemente sul serio le opportunità offerte dalle innovazioni offerte dal Fintech.
La suddivisione del campione intervistato la trovate qui sotto:
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Perché conviene essere illiquidi

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Molti operatori del Private Banking hanno sviluppato  linee di consulenza  dedicate al Private Equity, ciò consente ai loro clienti di partecipare al finanziamento delle imprese o di investire in fondi chiusi che investono nel capitale delle imprese.

Ma è ovviamente sui rendimenti  offerti ad un cliente di un family office o di una private bank si gioca la partita. Il basso tasso di rendimento delle obbligazioni ha spostato molta liquidità sui cosiddetti asset illiquidi come appunto fondi di PE, fondi di fondi o addirittura su finanziamenti diretti alle  imprese. Roberto Tronci in questo articolo di Milano Finanza sostiene che i portafogli illiquidi sui quali ha investito Albacore fin dal 2016 hanno generato un rendimento del 14,7 mentre l’obiettivo del 2017 è sempre sfidante: si colloca in un intervallo fra il  12% ed  14% .

Quattro cose che i family office fanno meglio delle banche…

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I family offices sono una forza emergente nella finanza in questi ultimi anni.  Formati da pochi professionisti (in numero sicuramente inferiore a quello di certe banche di investimento) prendono decisioni  libere e indipendenti dalle investment banks e dagli asset manager. Più famiglie o addirittura una famiglia facoltosa affida la gestione e la crescita dei propri asset a strutture modellate e costruite secondo le proprie esigenze e non a strutture già preesistenti create da soggetti terzi (banche e asset manager in questo caso).Il family office è il nostro mestiere e  lo conosciamo bene: ci siamo imbattuti in  questo articolo del Wall Street Journal dove si parla del mercato dei FO in america ed è interessante capire come per esempio i family office investono negli Stati Uniti. Lo vedete dalla figura qui sotto

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Questa asset allocation al di là delle percentuali di allocazione delle risorse ci dice anche alcune altre cose:

  • i family office competono con le boutique di advisory e banche di affari nelle acquisizioni
  • finanziano startup (questo sopratutto è un fatto che si deve alla generazione dei Millennials che assume sempre più responsabilità al loro interno)
  • sono attivi nel Real Estate
  • assumono professionisti dalle banche di affari.

Le banche d’affari hanno capito il tema: i family office diventano loro concorrenti in molti deal sottraendo quindi flussi di commissioni che prima erano più certe e lo hanno capito anche le banche commerciali: in Italia UniCredit sta rilanciano Cordusio SIM mentre Intesa  investe molto nelle attività di comunicazione di Intesa Wealth Management.

Albacore sulla stampa di oggi

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Oggi Albacore con il suo Partner e Chief Investment Officer Roberto Tronci è apparsa in due articoli rispettivamente di Milano Finanza e Plus – Il Sole 24 Ore. Su Milano Finanza Roberto supporta con qualche dato la tesi della giornalista: ci sono 9,4 miliardi da investire nella crescita delle PMI italiane. Secondo Roberto gli asset illiquidi nel portafoglio dei clienti Albacore contano per il 30-40% degli investimenti totali, mentre per gli investimenti datati 2006 il  tasso interno di rendimento è di circa il 14,7%.

Roberto ha anche dato un’intervista a tutta pagina su Plus  – Il Sole 24 Ore (la rubrica è “Il Gestore Consiglia”). Fra le evidenze dell’intervista:  la previsione che nel corso del 2017 ci saranno tre rialzi dei tassi in America  e che  il QE di Draghi proseguirà ancora.

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Cosa farà Donald Trump per il Wealth Management

Republican Presidential Candidate Donald Trump Interview

Oggi si insedia Donald Trump alla casa Bianca. La sua vittoria, inaspettata, è stata accolta da un coro di critiche da parte di molti commentatori politici e non. Trump, per stemperare gli animi  e farsi benvolere da molti commentatori, ha incontrato alcuni media (sorprendente la sua visita improvvisa alla redazione del New York Times) e si è dotato di professionisti della comunicazione in grado di tradurre con un linguaggio più accessibile le sue idee. Ha cominciato a lanciare qualche messaggio di pacificazione e qualche promessa come questa: “sarò il più importante creatore di posti di lavoro della storia”.

Resta il fatto che Wall Street da quando lui è stato eletto chiude spesso al rialzo e che, per esempio, ha portato dalla sua parte molte aziende  della Silicon Valley i cui CEO si rifiutavano di incontrarlo. C’è però un’industria che sicuramente beneficerà delle politiche Trumpiane ed è quella del Wealth Management che per i professionisti abili e affidabili  della gestione dei patrimoni è sempre stata molto profittevole .

Trump ha proposto un taglio delle tasse per le famiglie più ricche e un taglio delle tasse sulle aziende. I rentier avranno più soldi da dare in gestione mentre gli imprenditori investiranno sicuramente gli extraprofitti per la crescita aziendale (da qui la frase di Trump sulla creazione di nuovi posti di lavoro) e, ovviamente, una parte dei soldi risparmiati sulle tasse verranno dati in gestione.

Trump ha proposto anche l’eliminazione della tassa di successione e questa darà molto dinamismo al mantenimento e sviluppo di famiglie e dinastie imprenditoriali. Si tratta anche qui di un incentivo per i Wealth Managers  che oltre alla normale attività di gestione potranno svolgere anche advisory sui patrimoni e  sopratutto family mentorship perché si sa: più le dinastie imprenditoriali crescono e più c’è bisogno di consulenza per la definizione dei loro patrimoni.

Nuove categorie di imprenditori avanzano

fk50kc-dzsg-fred-mouniguetIl nuovo report di  Scorpio Partnership con BNP Paribas realizzato intervistando i rappresentanti di 2650 famiglie multimilionarie in 21 Paesi per un totale di 40 miliardi di dollari  di asset gestiti  individua un cluster specifico: gli Elite Entrepeneurs che raramente sono investitori di prima generazione ma che provengono, per la maggior parte, da famiglie imprenditoriali. Si tratta di creatori di ricchezza con il virus dell’imprenditoria  che tendono a concentrarsi su poche imprese per dare il massimo e che pensano che oltre a creare valore la loro mission sia quella di trasferire il senso dell’imprenditorialità alle generazioni successive. Nella figura qui sotto trovate la loro asset allocation. Da notare un 8% di Social Responsible Investment e un 7% di Angel Investment.

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Gli Elite Entrepeneurs  detengono in media quasi 14,9 milioni di dollari. Al loro interno  ne vengono individuati 5 tipi:

Ultrapeneur. Ha patrimonio in eccesso da investire per oltre 25 milioni. La CSR per lui  è un aspetto molto importante degli investimenti

Il Serialpreneur. Un imprenditore seriale che ha fondato più di 5 aziende e continua a impegnarsi in questo senso.

The Woman Entrepreneur.  Imprenditrici che hanno superato le barriere che ne ostacolavano il successo e che riconoscono che l’unione fra le donne fa la forza per il successo delle aziende.

Il Boomerpreneur. Baby Boomers (dai 55 in su) che vogliono impiegare il loro capitale in nuovi business ma non le loro profesionalità.

Il Millennipreneur che mostra una forte motivazione a diventare imprenditore seriale più del serialpreneur dato che sono Millennials-imprenditori attivi da più di 10 anni e considerano l’Healthcare e l’industria del wellness e il Tech come i driver dell’industria del futuro.

Tutti questi segmenti degli Elite Entrepeneurs hanno piena coscienza della loro fortuna sia professionale che personale ed hanno una forte vocazione ad aiutare le generazioni successive a crescere dal punto di vista imprenditoriale. In conclusione gli Elite Entrepeneurs non sono tanti a livello mondiale ma sono quelli che con la loro passione e con il loro approccio multitasking (alcuni di loro gestiscono o contribuiscono alla gestione di più aziende) sono veramente in grado di far crescere il tasso di imprenditorialità nelle generazioni successive.