Vincitori e vinti nel Private Banking

A photo by Manik Rathee. unsplash.com/photos/a8YV2C3yBMkChi sono i vincitori e vinti nel mercato del private banking svizzero? Secondo  Roland Berger le grandi private banks svizzere (che gestiscono 100 miliardi di franchi) continuano a dominare il settore grazie a:

  • dimensione
  • asset gestiti
  • conto economico

Chi soffre invece sono invece le banche medie (AuM tra i 25 miliardi di franchi e i 100 miliardi) senza una strategia (strategic modesty la definisce il report) e con costi sopratutto di personale in crescita in un mondo in cui i banker sono molto ben pagati. Vanno annoverate fra le medie private bank le divisioni private banking delle banche più grandi.

Le piccole private bank  invece stanno mostrando molto fermento anche perché, secondo il report, la dimensione di una banca privata non è una condizione sine qua non per il successo. Ci sono nicchie interessanti e di successo e modelli di business adeguati.

sono tre gli  approcci strategici che le private bank dovrebbero seguire:

  • “avanti a tutto vapore”, concentrarsi cioè sui clienti attuali cercando estrarne più valore
  • la crescita e il consolidamento ad alto livello
  • focus sulla redditività.

Il report si conclude con una constatazione: il processo di concentrazione nelle private banks svizzere è in atto (negli ultimi 10 anni sono spariti 80 marchi) ed andrà avanti nei prossimi anni (peraltro la forza lavoro nel settore è in cinque anni  diminuita del 10%).Gli addetti diminuiranno anche per via del processo di digitalizzazione di molte operazioni tipiche delle private banks. Il digital divide  fra grandi banche e piccole è alto ma presto sarà colmato e trasformerà un settore vitale per l’economia del Paese.

Il report è scaricabile QUI

 

Quando il venture capital lo fanno direttamente le imprese

photo-1466248597128-17a2d5f14664Le grandi imprese o multinazionali continuano a immettere flussi di denaro nel Venture Capital trasformandolo, di fatto, nel cosiddetto Corporate Venture Capital (CvC) al punto che il numero di Cvc dal 2011 a oggi è più che raddoppiato. Il Corporate Venture Capital sta sconfinando dai tradizionali settori in cui era solito investire (high-tech e sanità) e negli ultimi tempi tanti grandi gruppi hanno creato nuove divisioni venture per entrare in alcuni mercati. Nel 2015 i finanziamenti con la partecipazione di corporate venture capital a livello internazionale sono saliti del 70% rispetto al 2014.

Complessivamente nel 2015 il Corporate Vc ha partecipato a 1301 finanziamenti in tutto il mondo, per un totale di 28,4 miliardi di dollari. Un balzo del 70% rispetto al 2014, quando furono investiti 16,7 miliardi di dollari in 1245 deal. In particolare il terzo trimestre del 2015 ha rappresentato un autentico record sia in termini di numero di finanziamenti sia per denaro erogato con la partecipazione di Cvc. Tutto questo è dovuto in parte al sostegno fornito dal Cvc  ad alcuni mega-round di finanziamento da oltre 100 milioni di dollari ai cosiddetti unicorni (le startup valutate sopra il miliardo di dollari). Il picco – Il 2015 ha visto un numero record di Cvc, tra quelli nuovi e quelli già attivi a livello mondiale. L’anno scorso 85 nuove unità di Corporate VC hanno realizzato il loro primo investimento, proseguendo nella lunga marcia iniziata nel 2010, quando il loro numero è cominciato ad aumentare. Nel 2015 sono anche cresciuti i CvC che hanno fatto investimenti sia in fase seed sia in una fase più matura della società nella quale investivano.

In crescita gli investimenti in Europa – Le startup nordamericane hanno preso il 69% dei finanziamenti da Corporate Venture mondiali nel primo trimestre del 2015, ma la percentuale è scesa al 59% nel terzo trimestre, mentre l’Asia, al secondo posto, e l’Europa, al terzo, conquistavano terreno. Il numero 1 per investimenti è Intel Capital, la divisione di Intel Corporation nata appunto per gestire venture capital, investimenti internazionali, merger e acquisizioni. Nel 2015 Intel Capital ha investito il 18% in più di GV (la ex Google Ventures), che si piazza così al secondo posto. Intel Capital ha realizzato massicci investimenti all’estero, con il 32% di essi in società esterne al mercato statunitense.

I finanziamenti di Cvc statunitensi in Internet sono scesi del 34% nel primo trimestre 2015, ma hanno recuperato fino ad arrivare al 49% entro la fine dell’anno. Quasi a pari merito gli investimenti in healthcare (17,2%) e mobile (16.5%).

Gli investimenti diretti in startup – Oltre alle unità specificamente dedicate al venture capital, le multinazionali possono anche decidere di investire direttamente in startup che vengono finanziate con capitale di rischio. Le corporate hanno partecipato a 668 finanziamenti di questo tipo, per un totale di 26,9 miliardi di fondi raccolti nel 2015.

Il report completo qui

http://www.economyup.it/upload/images/03_2016/160331183647.pdf

Se l’imprenditore diventa un filantropo

foundationIn Italia c’è un imprenditore e filantropo proiettato al futuro si chiama Marino Golinelli (classe 1920) ed ha fondato una società farmaceutica la Alfa Wasserman cercando di produrre non solo utili finanziari e posti di lavoro ma anche valori sociali e cultura.  La carriera di Golinelli inizia rilevando nel primo dopoguerra a Bologna un piccolo laboratorio per la produzione di farmaci, che in pochi anni diventa la Alfa Wasserman con oltre millecinquecento dipendenti. E poi, nel 2015, una nuova azienda la Alfasigma nata aggregando la Alfa Wasserman con la Sigma Tau della famiglia Cavazza. Il fatturato è di oltre 900 milioni di euro.

Golinelli è un imprenditore, certo, ma a modo suo un pioniere, che oltre a essere diventato un grande collezionista d’arte contemporanea ha scelto di restituire alla società parte delle sue fortune ecco perchè crea nel 1988 la Fondazione Golinelli con l’obiettivo di promuovere l’educazione e la formazione dei giovani, e per favorirne la crescita etica. La Fondazione Golinelli è attualmente l’unico esempio italiano di ente privato che si ispira al modello delle grandi organizzazioni filantropiche americane (una per tutte la Bill & Melinda Gates Foundation il cui motto è: “we are impatient optimists working to reduce inequity”).

 

Golinelli ha investito circa 80 milioni di euro del suo patrimonio per fornire ai giovani dai 18 ai 35 anni strumenti per sviluppare la conoscenza, che li preparino ad affrontare i mutamenti della società.

Marino Golinelli crede fermamente nel Rinascimento del Paese governato dall’ uomo e si è sempre chiesto: “cosa posso fare per restituire alla società quel che ho avuto?”  Si sente un filantropo, uno che ama l’uomo, crea, ragiona su un piano operativo, costruendo cose che resistono nel tempo.

Come lui in Italia ci sono poche persone, all’estero invece ci sono tanti esempi di industriali che hanno attinto al proprio patrimonio per finanziare iniziative filantropiche. La filantropia è una attività che, in ambito wealth management, richiede una attività di advisory qualificata che aiuti le famiglie a identificare:

  • gli obiettivi
  • i settori di intervento
  • le strutture di governo delle organizzazioni che svolgono operazioni filantropiche (siano esse fondazioni emanazioni della famiglia imprenditoriale o strutture esterne sostenute dalla famiglia).
  • Le modalità di intervento degli eredi che ereditano il patrimonio e le iniziative filantropiche.

Il tutto per centrare un obiettivo: quello di costruire una “eredità filantropica” di cui possano fruire le generazioni future .

Il Family Mentoring aiuta le PMI familiari a crescere

familyIn Italia ci sono oltre 137 mila   PMI e, data l’importanza del capitalismo familiare nel Paese, si tratta di aziende perlopiù detenute dall’imprenditore o da famiglie imprenditoriali.

In queste aziende la successione è sempre un tema all’ordine del giorno a partire dal momento in cui il fondatore decide di passare la mano. La successione e l’inserimento di un altro familiare in posizione di comando è un problema molto sentito dalle seconde generazioni ed è un elemento in più delle problematiche (ma spesso anche opportunità) che riguardano la vita dell’azienda. Non va inoltre sottovalutata la gestione dei rischi (spesso non ci si mette al riparo da quelli più banali non facendo alcuna pianificazione assicurativa) o la capacità di prevedere l’andamento dell’economia. Ma non basta, le aziende familiari impostano spesso la loro vita sulle relazioni familiari dei loro componenti o sui rispettivi network relazionali, sottovalutando il fatto che per certe funzioni aziendali (finanza, HR, marketing ad esempio) occorre inserire persone competenti avvalendosi del contributo di consulenti esterni in grado di ricercare queste competenze. I capi azienda spesso tendono a fidarsi dei familiari per reclutare professionisti in funzioni chiave ed in tutto questo si inserisce la gestione del patrimonio finanziario della famiglia imprenditoriale. Spesso la gestione degli asset è affidata a professionisti abili nel gestire gli asset finanziari ma non ad interloquire con i membri della famiglia in maniera olistica in grado cioè di favorire un dialogo aperto, costante e costruttivo fra i vari componenti fuori e dentro l’azienda includendo anche i familiari acquisiti.

È questa una delle essenze del Family Mentoring una attività che i single Family Office svolgono per agevolare e sviluppare le relazioni all’interno delle famiglie imprenditoriali, per prevenire le divergenze o per, semplicemente, appianarle, armonizzando le relazioni fra la ricchezza dei singoli, quella della famiglia imprenditoriale e, ovviamente, favorendo il dialogo fra i membri.

Dentro il family mentoring trovano spazio anche la gestione della sovrapposizione fra famiglia e impresa, l’attivazione dei consigli di famiglia, la stesura e revisione di patti e accordi familiari e il coaching di nuove generazioni imprenditoriali con tirocinio o apprendistato fatto sul campo.

Un buon family mentor prepara inoltre le generazioni successive ad ereditare il patrimonio fin da bambini per poi proseguire fino all’adolescenza ed alle prime esperienze di contatto con la ricchezza, perché come dice chi ha ereditato un patrimonio:

“The bottom line is, I got to do something. And there are no courses in college about how to be a hard-working and productive rich person.

Condividere le scelte, creare stima e fiducia ed educare le generazioni successive è un processo essenziale al fine di garantire l’unione familiare oltre alla continuità dell’azienda.

Filantropia, un «valore» che fa bene

La virtù è più contagiosa del vizio, a condizione che venga fatta conoscere. Lo sosteneva Aristotele oltre 2300 anni fa e la massima vale a maggior ragione oggi nella società dell’informazione, che tende a stabilire rapporti di proporzione diretta tra la rilevanza dei fatti e la loro rappresentazione o visibilità. Con qualche eccezione, come sempre.

La filantropia, intesa come donazione di risorse e di tempo per finalità di bene comune, nel nostro Paese si sottrae alla regola, perché i benefattori, nella stragrande maggioranza dei casi, preferiscono ancora oggi rimanere anonimi, senza esposizione mediatica e senza bisogno di riconoscimento pubblico.

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