Se i Family Office investono ancora di più in P/E

parker-amstutz-644536-unsplash

di Roberto Tronci *

Secondo un sondaggio svolto in occasione dell IPEM  di Cannes, la conference sulla private capital industry, il 55% degli intervistati teme una correzione economica importante nel 2019, la  Brexit e le sue conseguenze, il protezionismo  e le guerre commerciali.  Per quanto riguarda le fonti di raccolta dei finanziamenti  il 58% degli intervistati si aspetta che i family office e gli high net worth individuals (HNWI) incrementeranno i loro investimenti in P/E mentre il 44% degli intervistati si aspetta che le banche li ridurranno. In particolare, questo trend è atteso più marcato in tema di fondi di buyout, nei quali il 63% degli intervistati ritiene che i family office investiranno di più, con il 50% degli intervistati che ritiene che le banche vi investiranno di meno. Anche il venture capital attrarrà di più i family office e meno le banche quest’anno, secondo il sondaggio.

I gestori dei fondi ritengono, comunque che, nel 2019, ci saranno buone opportunità per gestire e migliorare le performance delle società in portafoglio (83% degli intervistati) e che il 2019 dovrebbe anche essere una buona annata per i disinvestimenti (73%). Non solo, il 2019 dovrebbe anche essere un buon anno per raccogliere nuovi fondi (65%), con l’eccezione dei fondi con sede in Regno Unito, che causa Brexit vedono un contesto meno promettente per la raccolta di fondi rispetto ai loro colleghi continentali. Il sondaggio è scaricabile a questo link.

ipem2019_pe-survey-ipemeu-associations

In ogni caso, però, soltanto il 50% dei gestori di fondi europei prevede di raccogliere più capitali rispetto all’ultimo fondo. Infine il 2019 è considerato anche un buon anno per fare nuovi investimenti (65%) e il 61% degli intervistati prevede di investire di più rispetto al 2018. Da segnalare che i gestori dei fondi più piccoli e  cioé quelli sino a 100 milioni di euro, sembrano essere più ottimisti dei loro colleghi. In particolare il 69% dei piccoli gestori ritiene che lo scenario per il business resterà buono quest’anno o sarà addirittura migliore dell’anno scorso, il 70% di loro pensa che il 2019 sarà un buon anno per fare deal e il 27% di loro si aspetta di raccogliere molto più capitale per i propri fondi di quanto fatto con i fondi precedenti.

Nel segmento buyout, i settori considerati più attraenti per gli investimenti sono i servizi business, il farmaceutico il sanitario e l’ICT, mentre per il venture capital i settori più promettenti sono considerati l’intelligenza artificiale, il medtech e il software.

*CIO Albacore Wealth Management

Il capitalismo familiare cresce in Italia (ma con pochi piani di successione)

guillermo-sanchez-630049-unsplashIl 60% delle famiglie imprenditoriali italiane ha dichiarato di non avere un piano di successione e di trasmissione degli asset a fronte di una media globale pari al 44% . E’ questo uno dei risultati della Global Family Business Survey  2018 di PwC che in Italia è stata svolta attraverso interviste a 113 famiglie imprenditoriali. In Italia  la presenza dei membri delle nuove generazioni nei business familiari è superiore a quella registrata in altri paesi: l’81% dei membri delle nuove generazioni italiane segue le orme dei genitori operando nelle imprese familiari in diversi ruoli di responsabilità, rispetto al 65% della media globale: in particolare, il 43% degli italiani siede nei CdA rispetto al 37% della media, il 52% opera nella direzione aziendale rispetto al 43% della media.

Per quanto riguarda la gestione dei conflitti ed il passaggio generazionale, il 63% dei rispondenti italiani dichiara di avere in essere politiche e procedure per gestirlo mentre la media dei paesi intervistati è pari all’84%. La Penisola è distanziata dagli altri paesi per quanto riguarda i patti tra soci (30% in Italia a fronte di una media globale del 56%), i patti di famiglia (12% in Italia a fronte di una media del 27%), i consigli di famiglia (21% in Italia a fronte del 32%), i meccanismi per la soluzione dei conflitti (15% in Italia a fronte del 30% a livello internazionale). I conflitti in famiglia secondo  il 62% del campione italiano vengono gestiti all’interno della famiglia (63% nella media globale), ma solo nel 37% dei casi questi sono discussi apertamente (a fronte del 54% della media), mentre solo nel 5% dei casi vengono utilizzati servizi di figure professionali per comporre i conflitti (rispetto alla media del 14%). Nel caso dei conflitti noi di Albacore qualche tempo fa abbiamo ospitato un seminario sul family mentoring con  Diana Chambers   qui sotto un articolo de  Il Sole 24 Ore sull’evento.

schermata 2019-01-10 alle 18.40.46

Le famiglie imprenditoriali italiane sono orientate alla crescita internazionale e al successo nel business più che ad una gestione professionalizzata della successione. Il 69% degli intervistati ha dichiarato di aver realizzato una crescita rispetto all’anno precedente e i  dati italiani sulla crescita registrati quest’anno della GFBS 2018 risultano peraltro in linea con quelli rilevati a livello mondiale, con una crescita solo di poco meno impetuosa da parte delle imprese familiari italiane (il 30% ha indicato di aver maturato una crescita rispetto all’ultimo anno a due cifre, contro il 34% della media globale).

 

 

I tre trend del Wealth Management nel 2019

matthew-guay-148463-unsplash

L’avanzare delle tecnologie legate alla robotica ed all’intelligenza artificiale e le aspettative dei clienti che si aspettano una customer experience simile a quella dei canali fisici e digitali ci porta a individuare tre tendenze per il Wealth Management nel 2019

1)L’ecosistema della gestione patrimoniale

Il digitale abilita la creazione  di  ecosistemi completi e cioè  di luoghi di interazione e commercio in cui contenuti e servizi si uniscono. Un ecosistema di gestione patrimoniale mette rapidamente insieme le capacità di gestione patrimoniale con una piattaforma per connettere in modo coerente le varie anime del mercato: istituzioni finanziarie, sponsor, gestori patrimoniali, consulenti e custodians. Tutto ciò sarà vitale per un settore che cerca di andare oltre i metodi tradizionali di acquisizione della clientela.

2)L’approccio olistico e personalizzato

Per rimanere innovativi, i Wealth Manager devono tenere il passo con le esigenze dei clienti che sono finanziariamente esperti e cercano lo stesso tipo di customer experience di cui fruiscono nei canali di vendita al dettaglio e di intrattenimento. Si aspettano, pertanto, tool e value proposition digitali accessibili e facili da usare che diano loro una visione completa dei loro investimenti e delle loro finanze, oltre a modi convenienti per gestire e spostare denaro nel perseguimento dei loro obiettivi. I Wealth Manager dovranno andare oltre il concetto di attività e passività finanziarie aprendo con i clienti dialoghi più profondi su aspirazioni e obiettivi che includono la salute personale, il tempo libero, la pianificazione immobiliare e l’assistenza a lungo termine ed il family mentoring. Tutto questo è direttamente correlato alla necessità per i Wealth Manager di rendere  il loro modello operativo più vicino a quello di  un life coach. Che si tratti di una pianificazione finanziaria olistica o di un aiuto per la cura dei genitori anziani, di pagare l’istruzione ai figli o trovare il modo ottimale per riequilibrare un portafoglio, una visione a 360 gradi può aiutare a coinvolgere una base di investitori sempre più diversificata.

3)L’Intelligenza Artificiale

C’è molta attesa su ciò che l’intelligenza artificiale (AI) e la robotica possono fare nelle gestione dei patrimoni e nella customer experience offrendo un’esperienza migliore agli investitori. Questi progressi cambieranno il modo in cui il denaro viene gestito e il come vengono offerti i consigli di investimento. La robotica, utilizzando algoritmi intelligenti, può automatizzare le attività di gestione patrimoniale ripetitive, laboriose e soggette a errori umani. Pertanto si libererà tempo che sarà poi messo a disposizione di una maggiore interazione dei i clienti con la loro pianificazione e rendicontazione finanziaria. Insieme, queste tecnologie, produrranno enormi aumenti di produttività ed efficienza. Robotica e AI miglioreranno l’accuratezza e ridurranno i costi e per i Wealth managers  i progressi nell’apprendimento automatico e nell’ intelligenza artificiale creeranno anche opportunità per espandere le relazioni con i clienti e creare fiducia. Le maggiori banche utilizzano già il machine learning abilitato dalla voce per offrire suggerimenti personalizzati per i clienti per migliorare le loro finanze. In futuro, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per trasformare completamente il modo in cui interagiamo con i sistemi che governano la gestione patrimoniale.

 

 

Il futuro del Wealth Management

casey-horner-741481-unsplash

L’industria del Wealth Management è impegnata in una trasformazione senza precedenti, che viaggia a velocità doppia rispetto a quella degli altri segmenti. Per i numerosi addetti ai lavori impegnati nell’indirizzare e portare a termine questo cambiamento, è fondamentale riuscire a prendere decisioni consapevoli, analizzando le cause che lo hanno favorito e rispettando le direttrici chiave del processo di trasformazione.

Nel World Wealth Report  di Cap Gemini vengono analizzate le condizioni che stanno guidando il cambiamento dell’industria del Wealth Management e rappresentate le tendenze e le dinamiche registrate sulla popolazione HNWI (High Net-Worth Individuals) su tematiche di asset allocation, livello di soddisfazione, connessioni personali con i wealth manager, preferenza in temi di investimento (incluse le valute digitali o cryptocurrencies) attraverso un’analisi globale basata sulle risposte di più di 2.600 HNWI provenienti da tutto il mondo.

Le cause del cambiamento

Nel Wealth Management le esigenze dei clienti sono sempre più complesse e richiedono approcci personalizzati e olistici. Si tratta di approcci che comprendono servizi e prodotti sempre più vasti che a volte possono “unire” i servizi e prodotti “fabbricandone” di nuovi. In questa industry sono le competenze e la specializzazione a far preferire un operatore  rispetto ad un altro e non di certo il prezzo.

Dal report emergono alcune evidenze che ci aiutano a capire meglio il cambiamento nel nostro settore.

  • nell’ultimo anno la ricchezza nelle mani degli HNWI è cresciuta del 10,6%,
  • l’asset allocation è rimasta pressoché invariata, sebbene debbano essere considerati due fattori molto importanti: il Real Estate adesso rappresenta la terza asset class per incidenza nei portafogli e le criptovalute iniziano ad essere considerate dai clienti (i dati sono riferiti al 2017 e non tengono del recente calo del Bitcoin).
  • gli HNWI tendono ad essere multibancarizzati per sfruttare le specializzazioni dei diversi istituti e per avere più potere contrattuale, ma inizia ad emergere un trend di consolidamento degli asset nelle principali società di Wealth Management
  • la continua crescita dei rendimenti, per il secondo anno consecutivo oltre il 20%, non va di pari passo con l’aumento della soddisfazione, limitata ancora da diversi fattori, tra cui la scarsa personalizzazione ed ampiezza dei servizi ricevuti, che fa ridurre anche la percezione di equità nel pricing
  • solo il 55,5% degli HNWI ritiene di essere ben connesso con il proprio wealth manager; tra i fattori che penalizzano la connettività ci sono le modalità di assegnazione dei wealth manager ai clienti e l’elevato tasso di attività amministrativa svolta in rete. Si tratta di unapercentuale molto migliorabile: il grado di connessione con  clienti che affidano asset consistenti ai wealth managers può essere più alto.

Le Big Tech e il Wealth Management

In mercati come pagamenti, prestiti e assicurazioni le BigTech come Amazon, Google, Apple, Facebook, Microsoft e Alibaba, stanno già competendo con le grandi banche. Nell’industria del Wealth Management questo ingresso è stato annunciato e ritardato più volte, a causa delle maggiori barriere all’ingresso, rappresentate principalmente dalla necessità di ingenti investimenti iniziali e dalla regolamentazione (anche in tema di protezione dei dati). Per questo, nel World Wealth Report 2018 le forze che guidano la trasformazione sono:

  1. Competenza. Nel delineare il Wealth Management del futuro è fondamentale sviluppare competenze distintive. La possibilità, quindi, di generare valore rispetto al resto del mercato è cruciale in un segmento in cui il prezzo non è una variabile chiave nella scelta di un Wealth Manager. Il World Wealth Report 2018 spiega chiaramente come sia in atto la tendenza degli HNWI a differenziare i propri asset tra più Wealth Manager, a seconda delle specializzazioni dell’uno e dell’altro.
  2. Pianificazione. Deve essere rigorosamente a misura di cliente. Oltre alle classiche esigenze finanziarie (rendimento, rischio, orizzonte temporale, hedging), si introducono ad esempio variabili in tema di preferenze ambientali, sociali e di buona governance  (ESG – environmental, social and governance) ed esigenze, pianificate o meno, che agiscono lungo la timeline di detenzione degli investimenti (acquisto immobile, figli, pensione, attività imprenditoriali da avviare o cedere …)
  3. Tecnologia. L’utilizzo dei dati complessivamente a disposizione e la loro successiva elaborazione con tecniche di analisi predittiva, permette di gestire il patrimonio e le esigenze dei clienti come nessun consulente finanziario da solo può riuscire a fare.
  4. Approccio olistico.Si tratta di un approccio in cui gli ambiti e i prodotti tenuti in considerazione non si limitano esclusivamente al mondo degli investimenti ma anzi vi vengono associati Real Estate, Private Equity, Art Advisory, finanziamenti, tassazione, filantropia, pianificazione successoria e investimenti alternativi.

Successione o vendita? I temi sul tavolo delle imprese familiari italiane

chris-knight-458508-unsplash

Quando l’impresa di famiglia è una PMI è importante fare attenzione ai contraccolpi del passaggio generazionale: banche, clienti, fornitori e dipendenti non sanno cosa succederà a breve; vogliono certezze per il futuro e garanzie che l’azienda sia condotta bene.

La continuità della successione appare come uno dei problemi più delicati e cruciali per queste aziende anche se viene talvolta considerata un argomento tabù. Tale reticenza può avere varie cause e dipendere da non pochi fattori, per esempio la volontà del fondatore di rinviare la soluzione del problema data la sua oggettiva difficoltà, oppure la presenza di una composizione numerosa dei membri della famiglia allargata.

Passaggio generazionale ovviamente non significa solo il “tramandare” l’impresa ai familiari ma anche, come peraltro accade spesso in Italia, una sua alienazione con conseguente suddivisione del ricavato fra gli eredi.

Secondo il Cerved esistono ben 35 mila PMI familiari per cui il passaggio generazionale può concretizzarsi in tempi ragionevoli, visto che l’età media dei soci e dell’AD ha superato i 55 anni. Ovviamente queste PMI sono nel radar dei private equity come mostra questa figura qui sotto.

Schermata 2018-11-18 alle 15.43.21

Mentre di seguito  è possibile notare le aree geografiche in cui “insistono” le PMI possibili target dei PE.

Schermata 2018-11-18 alle 16.58.09

Ma perché avviene la vendita dell’azienda? Spesso perché la famiglia non coglie o non riesce a cogliere le sfide della crescita  ma anche perché le famiglie hanno una minore propensione a ricorrere a management esterno alla famiglia che può portare energie fresche. Senza nuove idee, spesso si arriva alla fatidica domanda: come possiamo crescere? Spesso la risposta sta nella vendita. Le imprese familiari valorizzano in misura maggiore la vicinanza e la fedeltà dei manager alla famiglia, rispetto alla performance. Ovviamente la massima forma di vicinanza e fedeltà è costituita dalla scelta di un membro della stessa famiglia come CEO o membro del consiglio d’amministrazione.

Gli oltre 100 mila amministratori delegati delle PMI familiari (fonte Cerved) sono per l’86% membri della stessa famiglia che esercita il controllo nell’impresa. Una parte rilevante dei circa 14 mila CEO esterni all’impresa (quasi 6 mila) hanno quote di minoranza nell’impresa; sono poco meno di 8 mila gli amministratori delegati che non detengono quote societarie. In generale, gli AD esterni alla famiglia sono più giovani di circa 4 anni e tra di loro è maggiore la presenza di donne (23,5% con- tro 18,5%).

La successione e la vendita  sono processi da gestire e non eventi da subire. Il giusto approccio è attuare una sinergia generazionale, cioè passare da una logica di evento a una logica che dia il senso della scelta anche se la scelta è la vendita dell’azienda. Occorre anche valutare il contesto psicologico e i profili emozionali, i vincoli e le limitazioni posti dal diritto successorio, nonché la variabile fiscale e gli strumenti offerti dalla disciplina societaria.

Quattro domande da farsi prima di entrare nell’azienda di famiglia

rawpixel-661924-unsplash-2

Di Francesco Fabiani *

Molte volte ci capita di aver a che fare con famiglie imprenditoriali alle prese col tema della successione aziendale. Dopo il fondatore chi prende il comando dell’azienda e poi gli altri figli o eredi hanno diritto di entrare in azienda e con quale ruolo? Parlo ovviamente dei ruoli in azienda e non del patrimonio familiare. Un patrimonio si può suddividere con criteri il più possibile equi ma quando si pone il tema del comando dell’azienda e dei ruoli da assegnare ai familiari il tema è differente. Ecco quattro domande  da farsi quando si vuole entrare nell’azienda di famiglia.

E’ la scelta giusta?

La prima domanda da farsi dovrebbe essere: perché?  Prima di candidarsi alla guida dell’azienda  o in un ruolo di rilievo considerate attentamente i vostri sogni e le vostre ambizioni e condivideteli con la vostra famiglia. I vostri sogni e le vostre ambizioni vanno nella  direzione in cui va il business familiare?

Lo volete fare veramente ?

La chiave per far funzionare l’azienda di famiglia è pensare seriamente se si vuole entrare in azienda. Se i vostri familiari pensano che voi dobbiate entrarci può essere facile perdere di vista chi siete veramente quando siete circondati dalle aspettative altrui.

Qual è il vostro ruolo?

Se decidete che il business di famiglia è importante per voi dovete considerare quale è il ruolo che vorreste svolgere in azienda. Vorreste lavorare in azienda? Diventarne il proprietario?  Volete essere  azionisti? Entrambe le cose? Gli azionisti di solito hanno poco coinvolgimento nella gestione quotidiana dell’azienda, avranno invece bisogno di una maggiore comprensione del business in modo tale che possano aiutare il CDA a guidare l’azienda  nella giusta direzione. Sarete remunerati attraverso i dividendi ma non sono affatto garantiti. Se volete lavorare in azienda avrete uno stipendio e avrete una presa maggiore sull’azienda. Tutto questo può avere un valore specialmente se pensate di assumere la leadership in futuro. Ma se diventate dipendenti sarete degli osservati speciali da parte dei  vostri colleghi che vi vedranno in primis come membri della famiglia  e poi come dipendenti. I vostri avanzamenti di carriera anche se in presenza di motivazioni valide possono essere un problema se altri pensano di meritare lo stesso.

E’ il momento giusto?

Vale anche la pena prendere in considerazione qual’è il momento migliore per entrare nell’azienda di famiglia: dovreste immergervi direttamente in azienda o lavorare altrove per ottenere un’esperienza più ampia? Molti capifamiglia introducono subito le generazioni successive nell’impresa di famiglia facendo in modo che i figli di volta in volta facciano qualche visita in azienda  o che vi svolgano degli stage.

* CEO Albacore Wealth Management