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L’industria svizzera del wealth management è vitale  come sempre

Pubblichiamo il testo dell’articolo del CEO di Albacore, Francesco Fabiani, apparso oggi nella sezione commenti & analisi di MF- Milano Finanza

Nel 2014 la Svizzera ha aderito al CRS (common reporting standard) e, pertanto, scambierà automaticamente dati bancari con 97 Stati (tra i quali tutti i membri della UE e quelli OCSE, salvo gli USA). Dalla storica decisione del 13 marzo 2009, la Svizzera ha modificato importanti Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni (compresa quella con l’Italia) per consentire lo scambio di informazioni finanziarie. In questo contesto è interessante rilevare che la Svizzera non ha perso la sua attrattivita: nel 2015, infatti, si è registrato un incremento dei patrimoni depositati in Svizzera (fonte: rapporto Roland Berger), la quale si conferma quale prima piazza mondiale nel Wealth management.
Per i residenti in Italia l’abbandono del segreto bancario ha aumentato l’attrattività della piazza finanziaria svizzera: oggi è infatti possibile aprire una relazione bancaria a Lugano, Zurigo o Ginevra senza essere assoggettati a monitoraggio speciale o senza assumere la connotazione di evasore fiscale. Non esiste più nessuna differenza (in termini di adempimenti e comunicazioni) tra avere un conto in Svizzera, piuttosto che in Germania o in Olanda.
Per residenti in Italia quindi i vantaggi del detenere una parte più o meno rilevante dei propri risparmi in Svizzera sono principalmente tre:
Il primo è la riservatezza. In Italia, infatti, la norma e la prassi giurisprudenziale ha ampliato il numero dei soggetti terzi che possono accedere alle informazioni bancarie, anche in assenza di un procedimento giudiziale o di un accertamento fiscale. In sostanza, terzi interessati (per esempio: creditori, ex-coniuge, eredi legittimari) possono conoscere con relativa facilità e rapidità l’esatta consistenza dell’intero patrimonio di un soggetto residente, ricorrendo alle informazioni contenute nell’Anagrafe Tributaria e quella dei rapporti finanziari. In particolare, nell’anagrafe dei rapporti finanziari affluiscono tutti i dati sui rapporti e movimenti finanziari dei contribuenti (entrate, uscite, redditi, spese, accessi alla casetta di sicurezza, rapporti fiduciari, etc). I patrimoni depositati su conti Svizzeri, invece, pur essendo dichiarati ai fini fiscali, non confluiscono nell’anagrafe dei rapporti finanziari. La consistenza dei conti esteri alla fine di ogni anno, nonché la somma algebrica del totale dei prelievi e delle entrate, viene dichiarata autonomamente dal contribuente una volta all’anno, con la presentazione della dichiarazione fiscale personale a settembre dell’anno successivo. I dettagli sui movimenti e sugli impieghi, quindi, non sono visibili ai terzi se non nell’ambito di una procedura di scambio di informazioni internazionale opportunamente motivata ed accettata dalle autorità svizzere. Alla riservatezza si aggiunge la segregazione. In Italia, per esempio, una volta identificata la localizzazione e la consistenza delle attività finanziarie di una persona è possibile per terzi interessati ottenere con facilità misure cautelari e conservative d’urgenza (in seguito, per esempio ad azioni di responsabilità, vicende divorzili, controversie con creditori, etc). Al contrario, per ottenere un provvedimento di sequestro preventivo o conservativo su conti in Svizzera è richiesto l’avvio di una procedura cross-border che prevede – ai fini dell’esecuzione – l’autorizzazione del pretore svizzero (il quale vaglierà il merito della richiesta alla luce della normativa svizzera. Ne consegue che solo istanze opportunamente motivate verranno accolte). Il terzo è la sicurezza degli operatori bancari che è sempre stata uno dei valori fondanti dell’attività di gestione patrimoniale in Svizzera, la maggior parte delle banche Svizzere infatti sono altamente patrimonializzate ed hanno bassi rischi dal lato degli impieghi. Salvo UBS e CS, le altre banche non hanno una significativa attività dei investment banking, e tradizionalmente non effettuano attività di finanziamento a imprese o persone fisiche. L’attività principale di wealth management, infatti, si incentra sulla custodia e la gestione di patrimoni privati ed, inoltre, le norme Svizzere in tema di bail-in sono più tutelanti per i clienti rispetto a quelle italiane. A tutto questo si aggiunge il basso rischio Paese (proverbiale solidità finanziaria della Confederazione e dei Cantoni), stabilità politica e efficienza del sistema giudiziario. Per ultimo l’efficienza nella gestione di portafoglio che le piattaforme di wealth management ed i servizi di custodia/esecuzione offerti da banche svizzere hanno saputo garantire in maniera più efficiente di quella delle banche italiane. E’ vero che i costi delle banche elvetiche sono, in media, più elevati di quelli delle banche italiane, ma la scelta di prodotti finanziari è molto più ampia